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Cevedale 3.769 m 24 Maggio 2012

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Niente foto (al momento) ma spero arrivino presto [ndr: arrivate].
Ero via con Renzo e quindi almeno qualche immagine è assicurata.
Era da un bel pò che tentavamo di fare un'uscita insieme e devo ammettere che tutto è stato confermato esattamente come le mie idee ed impressioni.

 

Renzo è un ottimo compagno, buona preparazione, buona tecnica sia in salita che in discesa, nessun tipo di esagerazione con conseguente clima disteso che permette una risalita psicologicamente tranquilla.
Veniamo ora al luogo.
Dovevamo andare sul Bianco, ma causa mal tempo tutto rimandato a data da destinarsi.
Ormai però l'idea di andare via c'era e quindi è bastato un attimo per mettersi d'accordo. Renzo mi propone il Cevedale, gli chiedo quant'è il dislivello e lui risponde "mmm 1500". Va bèh dai 1500 in quota si può fare, poi guardiamo i forum per trovare qualche relazione e capire le condizioni "dislivello in salita 1800" ... mortacci ... e va beh ormai ho detto di sì, tra me e me penso "morirò".
Sveglia alle 2.20, colazione veloce a casa, macchina fino a Ponte delle Alpi, ore 3.30 Renzo arriva puntalissimo. Si carica la macchina ed in tre ore arriviamo a Pejo, si discute un po' di tutto, credo in fondo anche per far passare un po' di quella buona tensione che si accumula prima dell'inizio di una ascesa importante (almeno per me).
Si parte da 1900 circa, a questa quota e fino al Rifugio Larcher è primavera inoltrata. Le cascate sgorgano acqua limpida con portata massiccia, i fiori sono già tutti fuori. Risaliamo il lungo sentiero, l' itinerario ci fa capire che non sarà solo il dislivello importante ma anche lo sviluppo è assai significativo (13km andata e ritorno).
Arrivati al rifugio, e scesi qualche metro iniziamo a pellare, Renzo davanti a batter traccia ed io dietro con la split. Il ritmo di salita è perfetto, continuo e calmo senza strappi. Anche sulla traccia ci troviamo concordi, scegliamo di risalire sempre i colli o le piccole creste piuttosto che infilarci nei valloni.
L'esposizione a sud ed il sole che illumina i pendii già dalle 5 fa pensare di rimanere distanti da avvalamenti dove le pareti possano scaricare. Ci inerpichiamo in questi ampi dossi e sellette fino all'apertura immensa della prima terrazza sul ghiacciaio. Qui è tutto enorme, non bastano le dita delle due mani per contare le cime. I Seracchi sparsi ci ricordano che siamo in ambiente glaciale ed in giro non c'è nessuno ... solo noi.
Purtroppo da nord-est il tempo stà cambiando ed un po' di nuvole incominciano ad addensarsi.
Verso i 3.000 mt ci diamo il cambio e vado davanti io a batter traccia, dopo un primo falso piano ed un piccolo dosso arriva lo strappo che porta all'ampia cresta finale. Siamo a 3.200 abbondanti e vedere sto muro inclinato taglia il morale. Cmq non aver tenuto un ritmo pressante prima mi fa proseguire bene, inzio con i traversi inclinati e grazie ai consigli di Renzo, li riduco ed inserisco qualche svolta in più. Sarà infinito questo tratto e ci porterà ad alzarci fino a 3.600, non sembrava finire più ed ecco che quando mi dico "dai ancora una svolta e poi un'altra" arriva la cresta con il suo ampissimo appoggio.
Ora vedo la vetta e la fatica sparisce (sì insomma si fà per dire), però è vero il morale si alza e dopo una piccola pausa le gambe mi dicono "vai tranquillo". Dopo aver ripreso fiato io e Renzo ripartiamo alla volta della vetta, è lì, la si tocca con un dito, parto subito con una diagonale troppo pendente ma la modifico subito. Devo ricordarmi che in quota non sono ammessi strappi, riprendo più gradatamente ma in cuor mio (e nostro) sappiamo entrambi che quelle nuvole ci hanno fregato.
Saliamo ancora un po' ma a 3.600 gli ultimi 100 mt non li fai in 10 minuti. Quando saremo in cima le nuvole avranno già coperto tutto, inzia anche a nevicare, mi giro e guardo Renzo: "se non vogliamo rovinarci la discesa meglio scendere". Praticamente ce lo diciamo all'unisono.
E' vero, era là, la stavamo toccando, ma non è la conquista che mi interessa piuttosto il modo di salire e scendere e di rispettare l'ambiente. Dentro di me sò che ne avevo ancora un po' per arrivare in cima e forse anche oltre, ma è giusto considerare tutti i fattori e, con il senno di poi, la scelta è stata azzeccata considerato che arrivati alla macchina è inziato a diluviare.
La discesa fino a 2.900mt è stata fenomenale, un firn stratosferico mi ha permesso di andare a volecità supersoniche. I primi 400mt, con buona pendenza, sono stati unici: 5 curve in tutto, la tavola galleggiava e planava che era un piacere ed il manto poco sconnesso permetteva una surfata vicino ai limiti.
Gli ultimi 300mt paesaggisticamente molto belli, un gran bel canalone diverso da quello di salita, ma con una neve troppo fradicia per permettere una velocità accettabile. Comunque grazie alle ultime lingue si arriva in prossimità della morena del ghiacciaio e dopo alcune pietraie si accede ad una zona pianeggiante paludosa da cui si riprende il sentiero.
Discesa con spalle stracariche tra tavole, sci, indumenti vari finchè nei pressi della malga mare incrociamo due olandesi e un tedesco in assetto trekking super leggero. Sembriamo dei marziani in confronto a loro, direi anche un po' ridicoli, ed infatti ci scambiamo dei gran sorrisi.
Arrivati alla macchina finalmente togliamo gli scarponi e ci cambiamo. Una gran soddisfazione mi pervade ed un ottima giornata è passata, anche grazie all'ottima compagnia.

Saluti
Nicola

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